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Chi siamo

Nel campo delle attività sportive, non vanno considerati solo gli atleti professionisti impegnati nello sport agonistico, ma anche tutti coloro, soprattutto bambini, giovani e meno giovani, impegnati in attività fisica non professionistica o solo amatori occasionali o dilettanti; trattandosi, fra le altre cose, della stragrande maggioranza di chi pratica attività sportive, è soprattutto nel loro caso che devono essere attuate tutte le iniziative possibili per la tutela della salute.
Oltre ai problemi fisici che possono sorgere dallo sport, infatti, la ricerca del risultato a tutti i costi, anche mettendo a rischio la propria salute, è l’anticamera del doping e conduce alla sua diffusione. Tale diffusione è molto più ampia di quanto si possa pensare e investe tutti gli sport, sia a livello professionistico che amatoriale.

In quest’ottica, quindi, non è indispensabile solamente lo studio della fisiopatologia dell’atleta, ma è anche necessario intervenire appieno nel mondo dello sport al fine di generare manager sportivi che non siano spinti solo dall’ottenimento del risultato, ma che facciano dell’attività sportiva un mezzo per il miglioramento della salute pubblica. E’ fondamentale dare una preparazione universitaria adeguata a chi vuole intraprendere la carriera di Dirigente sportivo. A tutti i livelli:
negli Enti e Federazioni sportive, nelle Società professionistiche e dilettantistiche, nei circoli sportivi e nelle palestre. Chi vuole fare questa professione al meglio non può prescindere dalle conoscenze biomediche, tecnico-addestrative e riabilitative né da quelle giuridico-economiche, di psicologia dello sport e di comunicazione sportiva , tantomeno da quelle legate agli impianti e alle attrezzature che un dirigente può trovarsi ad affrontare nel corso del suo lavoro.

Un aspetto di grande importanza è la diffusione della cultura del corretto stile di vita.
Dal punto di vista della salute pubblica, bisogna tenere presente che la medicina scolastica e la medicina militare per lunghi anni sono stati un importante baluardo per l’identificazione di molte patologie, specie metaboliche a lenta insorgenza. Attualmente, la mancanza di una medicina scolastica capillare e l’eliminazione di fatto della visita di leva, dovuta alla trasformazione del servizio militare obbligatorio in ferma volontaria, fanno sì che la prevenzione risulti seriamente compromessa. Una rilevazione precoce di molte patologie, infatti, se non può portare alla loro eliminazione, può almeno determinare una dilazione nell’insorgenza di complicazioni e contribuire fortemente  al  miglioramento  della  qualità  di  vita  dei  pazienti,  riducendo  fortemente  la  spesa pubblica necessaria per le cure.

Al giorno d’oggi, il ruolo dell’attività sportiva, sia nella prevenzione di molte patologie che nel miglioramento delle condizioni di soggetti malati, è ormai ampiamente riconosciuto; va, inoltre, considerato che i ragazzi traggono un grande beneficio dall’attività sportiva anche sotto il profilo della loro maturazione psichica. Per questo, grande importanza assume anche la conoscenza dei danni provocati da una non corretta alimentazione e dall’uso e dalla dipendenza dall’alcol e dalle sostanze farmacologicamente attive. Grande è infatti la diffusione di prodotti da automedicazione nei soggetti che praticano attività sportiva, il più delle volte senza alcun controllo medico e solo per “passaparola”.
Una capillare Educazione alla Salute, alla corretta Alimentazione e alle Attività Sportive da svolgere nella Scuola, è quindi indispensabile per preparare le nuove generazioni a uno stile di vita corretto, che porterebbe a un forte risparmio da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Ho personalmente verificato, nel periodo in cui ho fatto parte della Commissione Vigilanza Doping del Ministero della Salute tra il 2000 e il 2005, l’alto livello di attenzione con cui i ragazzi seguivano gli incontri dedicati alla prevenzione del Doping nelle scuole e ritengo che altrettanta attenzione possa essere data a interventi qualificati che spieghino come esercitare una corretta attività fisica, come alimentarsi correttamente e mantenere uno stile di vita sano.
Molte sono le difficoltà per attivare tale educazione, fra le quali, non ultima, la necessità di poter disporre di sufficiente personale docente adeguatamente qualificato; infatti, la trattazione e divulgazione dei principi della prevenzione sanitaria, della corretta alimentazione e del corretto approccio alle attività sportive, devono essere svolte in modo professionale, con elevata competenza specifica, da soggetti appositamente formati.

In quest’ottica, non è indispensabile solamente lo studio della fisiopatologia dell’atleta o di chi semplicemente svolge attività fisica amatoriale, è invece necessario intervenire appieno nel mondo dello sport al fine di generare manager sportivi che non siano spinti solo dall’ottenimento del risultato, ma che facciano dell’attività sportiva un mezzo per il miglioramento della salute pubblica.

Tempo fa si sviluppò una discussione nel mondo del calcio tra gli allenatori e le società dilettantistiche, per la proposta di rendere non necessario il patentino di allenatore per allenare nelle società dilettantistiche, in base al fatto che la maggior parte delle Società non ha il denaro sufficiente per retribuire allenatori patentati.
Questo è un punto molto importante, che prescinde dal ruolo di allenatore ma che investe il ruolo di educatore e controllore, il quale, secondo questo criterio potrebbe essere chiunque.
Senza entrare nelle logiche economiche delle Società dilettantistiche, sappiamo quanto invece sia di fondamentale importanza che coloro che sono addetti alla formazione – di qualsiasi tipo – debbano avere una preparazione certificata.
Questo è un problema antico del mondo dello sport che troppo spesso è autoreferenziale.
I dirigenti sportivi (sia tecnici che amministrativi) per la stragrande maggioranza vengono “fatti in casa” perché provengono dallo sport e, anche se con l’esperienza riescono a raggiungere livelli elevati, certamente con una preparazione mirata di base potrebbero ridurre di molto i tempi della propria realizzazione, migliorando sensibilmente i risultati. Inoltre, proprio per le giovani generazioni, che vanno indirizzate ad una corretta cultura dello sport, sono indispensabili istruttori e dirigenti che abbiano una precisa cognizione di quello che fanno e del materiale umano che hanno a disposizione.

La costituzione di un Centro di Ricerca che si occupi di tutti i problemi sopracitati è, quindi, di grande utilità ed attualità.

L’iniziativa prevede di affiancare la capacità didattica e scientifica dell’Università al mondo dello sport, coinvolgendo le massime realtà sportive: CONI e Federazioni. In questo modo si potrà preparare una classe Dirigente che prenda piena coscienza delle problematiche, che trovi punti di riferimento per affrontare i problemi pratici e logistici e, allo stesso tempo, possa acquisire una preparazione “sul campo” che lo prepari al lavoro.

Un’ulteriore ricaduta positiva si potrebbe avere nell’ambito della sicurezza pubblica.
Sembra infatti riconosciuto che molte organizzazioni di stampo criminale si avvalgano di centri sportivi per lo smercio di prodotti illeciti e per il riciclaggio di denaro.
Costituire una classe dirigente certificata da una preparazione di livello universitario, una specie di patentino del dirigente competente, limiterebbe di molto il raggio di azione delle organizzazioni criminali. Si sa, infatti, che l’illecito è favorito dal sottosviluppo e dall’ignoranza. La necessità, per ciascun centro sportivo, dalla più piccola palestra alla più grande organizzazione, di un dirigente di qualità certificata, costituirebbe non solo una garanzia per il pubblico di avere istruttori di qualità, ma anche la possibilità di “tracciare” compiutamente il sistema.

La missione del Dipartimento viene perseguita grazie al lavoro, all'impegno e alle competenze delle Persone che vi operano. Tutte le attività del Centro vengono coordinate da docenti universitari con le necessarie competenze di Fisiologia, Fisiopatologia, Farmacologia, Chimica e Tecnologia del farmaco, Clinica, Traumatologia, Metodologia, Management, Economia, Diritto, necessarie allo sviluppo del programma.
La  partecipazione  del  Dipartimento  di  Economia  consentirà  l’attivazione  di  Master  congiunti  per  la formazione manageriale di Aziende Biomediche, Farmaceutiche, Sportive etc. Verranno unite le competenze giuridico-economiche e quelle biomediche per generare corsi di formazione altamente appetibili sia dagli studenti che da possibili sponsor.